Gobbo a Mattoni

di Riccardo Goretti
con Riccardo Goretti e Massimo Bonechi
Regia Massimo Bonechi

Goretti, detto in paese “Sindachino”, è fermo al suo tavolo da briscola, al circolino, ad aspettare i suoi compagni di sempre: “Krusciovve”, il suo compare storico, due volte sindaco del paese (e da questo, per la loro assidua  frequentazione, deve il suo soprannome Goretti), passato da PCI a PDS a DS a PD a NONVOTANTE. “Dumenuti”, che da ragazzo faceva l’attore nel teatro e da vecchio s’è rovinato col videopoker. “La Madonnina”, Marigia Martinelli, che pare una madonnina in effetti, ma bestemmia come un camionista.
Ma stasera nella sala delle carte non viene nessuno.
Perché domani il circolino, dopo 50 anni esatti d’onorata carriera, chiuderà per
sempre. Son tutti di là, a festeggiare, a dare l’addio a quelle sale ingiallite dal tempo e dalle sigarette. Il Sindachino non s’arrende. E aspetta. Facendo un solitario. Nel suo schema di carte c’è un buco: da quel mazzo, che i 4 non hanno mai cambiato negli ultimi 15 anni, manca il gobbo a mattoni. Poco importa, basta saperlo, e riadattare le regole del gioco è un attimo. Ma il mazzo perdio non si cambia. Così, mentre aspetta e gioca con quel mazzo mancamentato, il Sindachino racconta. Racconta di sé (poco) e degli altri (tanto) e di cosa è accaduto in 50 anni dentro al circolino.
Finché Massimo il barista va ad avvertirlo che di là la festa è finita. Sono andati tutti via, e lui sta iniziando a sbaraccare, che domani si chiude, ma per davvero… e allora, come spesso accade nella vita, e noi neanche ce ne accorgiamo, non rimane che una cosa da dire. E una cosa da fare. – “Ci si vede al Circolo…” – si diceva un tempo. Ed era una frase che faceva capire che
c’era un posto oltre il nucleo familiare a cui appartenere, dove sentirsi comunque a casa. Un luogo fatto di volti felici, stanchi, sorridenti, rossi e accalorati per la passione. Un luogo fatto di suoni di tazzine di caffè appoggiate al bancone, di carte che si schiantavano sui tavoli, di voci che si confondevano nell’aria, di idee dette ad alta voce.
Un luogo fatto di chi passava anche solo per vedere chi s’era, di chi aveva solo voglia di starci, di chi comunque là si sentiva se stesso, di chi non si arrendeva, di chi aveva voglia di fare, di partecipare.

 

Video de “Il Gobbo a Mattoni”

Foto del “Gobbo a Mattoni”

 

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